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  • Ivana Ioppolo

Dora Maar. La compagna surrealista

Non è stata l'amante di Picasso, non la musa, non solo. Dora, nata nella Parigi della belle époque da una famiglia di origine croata, vive la sua infanzia tra la capitale francese e Buenos Aires dove il padre, architetto, riceve incarichi prestigiosi. Studia arte e a Parigi incontra Henri Cartier Bresson, si innamora della fotografia e si iscrive alla Scuola di Fotografia de là Ville di Parigi.


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Apre uno studio insieme a Pierre Kéfer e incontra Man Ray. Dora si esercita con la fotografia commerciale e pubblicitaria ma sente l'urgenza di raccontare il suo tempo senza filtri, attraverso la costruzione di un simbolismo che conferisce significato originale al mezzo espressivo. Durante la grande crisi economica del '29, Dora scatta le sue foto più potenti e cariche di umanità: mendicanti, vagabondi, donne sole con bambini piccoli sono i soggetti che l'artista predilige per raccontare quel mondo scandito da rinunce e povertà. Famoso è il ritratto di una bambola attaccata con un chiodo ad una staccionata di legno, sguardo dritto verso un futuro segnato da un presente in cui il gioco e l'infanzia sono negati.


E lo sguardo è un tema ricorrente nell'opera dell'artista: accanto alla consapevolezza dell'atroce insensatezza delle disuguaglianze sociali, il mondo di Dora è popolato da scenari onirici, arte infantile, il mistero e il magico, il primitivo e l'erotismo, il quotidiano illuminato dall'inquietante stranezza delle contraddizioni intrinseche all'essere umano. Gli occhi aperti al sogno, sguardo chiuso al mondo per potersi dedicare all'inconscio. La realtà, però, bussa alla sua porta e Dora non si tira indietro: partecipa con passione al fermento politico di quegli anni, è tra le firmatarie del manifesto di Breton Appeal à le lutte nel 1934, partecipa al gruppo Contre-Attaque creato da Georges Bataille e André Breton.



Dora si specializza nel collage fotografico e utilizza con audacia la doppia esposizione della pellicola, creando elementi simbolici significanti spiazzanti. Famoso è il ritratto di un volto di donna ricoperto da una ragnatela intitolato The years lie in wait for you nel 1935. Lo scatto, probabilmente creato per una campagna pubblicitaria per una crema per il viso, lascia lo spettatore disarmato e divertito allo stesso tempo. Un altro tratto distintivo dell'opera dell'artista sembra essere proprio questo: la ricerca del rovesciamento del senso attraverso un simbolismo comprensibile ma originale, la disperata ricerca del perdere l'orientamento per ritrovare il significato più profondo.


Non sempre le sue opere sono di immediata interpretazione: una modella si mostra di spalle in una posa morbida ma al posto della testa c'è una grande stella, una mano di donna morbida e sinuosa esce fuori da una conchiglia affusolata ma dura e fredda in una ambientazione marina che lascia lo sguardo perdersi in un orizzonte inquietante e burrascoso. L'emblema del surrealismo fotografico di Dora Maar è Portrait of Ubu, ovvero la sua lettura del personaggio protagonista della pièce teatrale firmata da Alfred Jerry. L'artista ritrae un enigmatico feto di armadillo in una posa antropomorfizzata: in primo piano le lunghe zanne e la figura intera dell'animale che sembra quasi ingobbita dal peso dell'esistenza pur conservando tratti di delicata spigolosità, sottolineata da una luce forte ma non abbagliante. Ancora una volta le aspettative dello spettatore sono disattese e ancora una volta i significati ribaltati: Ubu nell'opera teatrale è il simbolo delle meschinità umane più torbide e viscerali, Dora lo rappresenta ritraendo un feto di animale conservato nella forma aldeide, un essere vivente in gestazione mai venuto al mondo.


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Questo suo esercizio di disequilibrio la porta nella tana dell'amore che brucia, quell'amore che distrugge. Pablo Picasso la ritrae molteplici volte, la studia e la sfida fino a farle posare la macchina fotografica per impugnare il pennello, cercando un terreno comune in cui si sente invincibile. Dora anche in questa occasione mostra la sua abilità e la sua caparbietà: si ritrae in Conversazione di fronte ad una ex amante del pittore, Marie Thérèse Walter, colei con cui il pittore ha generato una figlia, Maya. Dora non può avere figli ma la sua schiena è dritta quanto quella di Marie Thérèse. Le due donne non si guardano ma le loro spalle sono allineate e la loro ampiezza è del tutto paragonabile.


Dora impugna di nuovo la sua macchina fotografica per immortalare Pablo Picasso mentre crea Guernica. Uno di quei volti è ispirato a quello di Dora, l'incarnazione stessa del dolore come la definisce il pittore, la donna che regge la lampada al centro della tela.


Dopo la separazione da Pablo Picasso, nel 1943, Dora Maar conosce la depressione e la malattia mentale che la porteranno a ricoveri in strutture sanitarie dove sarà sottoposta anche a terapie invalidanti. Dora si addormenta per l'ultima volta in una casa di ricovero nel 1997 lasciandoci credere di avere concluso il suo viaggio. Ma forse ha solo chiuso gli occhi a questo mondo per dedicarsi interamente a quell'altro universo onirico, denso di simboli e significanti capovolti, dove anche un armadillo e una mano di donna immersa nella tempesta ci raccontano qualcosa di noi stessi.


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Picasso e Dora. Ricordi privati

Dora Maar. Nonostante Picasso

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