• Ivana Ioppolo

Lucia Schulz Moholy. La ricerca e la fotografia


Un dettaglio, un frammento, un indizio. Per tutta la sua vita Lucia ha cercato qualcosa. La sua era una ricerca personale e il nostro è un viaggio per trovare ciò che ci ha lasciato. Lucia nasce nel 1894 sotto l'Impero Austro-Ungarico. A Praga studia filosofia e storia dell'arte e si appassiona non solo di poesia, musica e letteratura, di teatro ma anche di tutto ciò che la circonda, del fermento dei primi anni del secolo scorso. Pubblica una raccolta di poesie espressioniste sotto lo pseudonimo di Ulrich Steffen. Si trasferisce in Germania proprio all'esordio del primo conflitto mondiale. Lavora come critica letteraria e di teatro per alcune testate giornalistiche.

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Nell'aprile del 1920 conosce Laszlo Moholy-Nagy, il gennaio dell'anno successivo lo sposa. Lui ha bisogno di documenti, lei di un compagno di viaggio. E cominciano a sperimentare e scrivere e dipingere e fotografare insieme. Per anni Lucia ha corretto le bozze e scritto i testi delle pubblicazioni del marito, per anni ha stampato in camera oscura. Nel 1923 Laszlo diventa insegnante al Bauhaus e lei sua prima assistente. In realtà Lucia comincia a fotografare gli elementi architettonici, ne studia le forme e la natura, ne restituisce la sua visione. Lucia si cimenta in moltissimi generi fotografici attraversando la fotografia architettonica, la streetphotography, lo still life e la fotografia paesaggistica. Ha prodotto numerose immagini degli oggetti di design e degli elementi architettonici firmati dalla Bauhaus.

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Usando una fotocamera di legno, Lucia utilizza lastre di vetro, sperimenta tecniche di stampa in camera oscura, essendosi specializzata durante tutto il periodo che trascorre a Dessau, sede della Bauhaus di assegnazione del marito. In particolare elabora tecniche per la creazione dei fotogrammi e stampa con coloranti. Solo in un secondo momento, si dota di una Leica con cui realizza composizioni più libere e soprattutto i ritratti. Tutti i riconoscimenti per la sua opera artistica vengono attribuiti al marito. Lucia comincia a provare insofferenza: gli anni della ricerca estetica vicina alla corrente del new objectivity sembrano essersi esauriti nella routine della vita, dissolti nelle relazioni umane poco stimolanti. A Dessau ha trovato la meraviglia, adesso ha paura di perderla.


È il 1929 e Lucia dopo aver lasciato la Bauhaus, lascia anche il marito. Chiede a Moholy-Nagy di tenere al sicuro i più di 600 negativi da lei realizzati e firmati. Si stabilizza a Berlino, dove insegna fotografia presso una scuola privata ma per poco tempo. È costretta a ricominciare ancora da capo dopo l’arresto del suo compagno nel suo appartamento per ragioni politiche: il partito nazista accresce il suo consenso e chi non si allinea è costretto alla fuga o alla lotta. Praga, Svizzera, Francia e Londra sono le mete del suo pellegrinaggio prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale. A Londra apre anche uno studio fotografico e si specializza in ritrattistica. Il suo sguardo cattura l’élite anglossassone in pose non convenzionali, angolazioni audaci e con l'intento di esaltare l'oggettività del ritratto, restituendone una immagine quasi mai edulcorata o che ne esalti la bellezza, ma una immagine vera, cruda e reale.


Ed è in questo periodo che si impegna a scrivere 100 Years of Photoghaphy, opera che costituisce uno dei primi testi in cui si indaga sulla relazione tra fotografia e cultura. Lucia dà prova di sua grande competenza e conoscenza della materia.

È il 1939, la casa di Lucia è rasa al suolo da un bombardamento nazista. Lucia deve di nuovo ricominciare da capo.

Durante il secondo conflitto mondiale, Lucia rimane in Inghilterra anche se prova ad andare negli Stati Uniti e seguire l’esempio di Walter Gropius, celebre direttore della Bauhaus al tempo della sua esperienza lì, e del sul ex marito. Moholy-Nagy è emigrato da un po' di tempo e insegna alla nuova Bauhaus di Chicago. La invita a raggiungerlo, provano a produrre tutta la documentazione necessaria per il suo ingresso negli Stati Uniti ma, ironia della sorte, la sua richiesta è rigettata a causa della esiguità dell'esperienza certificata.

Tra il 1946 i il 1957, Lucia lavora per l’UNESCO e viaggia attraverso la Turchia, Cipro e Siria, con al seguito la sua macchina fotografica.

Cominciano a circolare foto di Lucia scattate a Dessau ma senza citarla come autrice: il bianco e nero, le linee nette, la staticità degli oggetti e le linee prospettiche, l'attenzione per la funzionalità non sono solo la firma di Lucia ma diventano anche il carattere distintivo della Bauhaus.

Adesso la ricerca di Lucia si concentra su ritrovare i suoi negativi che credeva perduti. È Walter Gropius ad averli portati in America. Comincia un braccio di ferro per decidere chi ha il diritto di detenere la fotografia: chi ha scattato la foto o chi ha progettato l'oggetto ritratto? L'argomentazione più dolorosa per Lucia è che lei quelle foto le ha scattate senza avere un incarico retribuito e la sua firma è stata abilmente cancellata. Dopo una intensa battaglia legale durata più di un decennio, Lucia riesce a recuperarne solo una parte dei negativi, l'altra è la Bauhaus così come abbiamo imparato a conoscerla attraverso le immagini che tanto magistralmente la rappresentano.

E così come i cercatori di oro, Lucia ha vinto e ha perso: a nessuno ha permesso di limitare la sua sperimentazione e la sua ricerca, ad alcuni ha dovuto prestare il suo ingegno e abilità. Indubbiamente, Lucia ha traghettato la fotografia verso la modernità pagandone il prezzo ma sempre lottando per la verità e il riconoscimento. E la rinnovata memoria è oggi la strada che percorriamo per ricongiungerci con Lucia Schulz che fu anche Moholy, che è sempre stata Lucia.



Letture consigliate


Angela Madesani,Nicoletta Ossanna Cavadini, Lucia Moholy (1894-1989): tra fotografia e vita, Distributed Art Pub Incorporated, 2012.

Lucia Moholy, Cent'anni di fotografia. 1839-1939, Alinari 24 ore.

Elizabeth Otto & Patrick Rössler, Bauhaus Women: A Global Perspective, Bloomsbury Publishing, 2019.


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