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  • Ivana Ioppolo

Tina Modotti. La fotografa militante

La prima valigia Tina la prepara a soli due anni: insieme ai suoi genitori lascia Udine per andare a cercare fortuna in Austria. Mancano due anni al 1900, il nuovo secolo visto da molti come foriero di grandi trasformazioni e ricchezza. La grande esposizione, gli effetti delle rivoluzioni industriali, i costumi e le vite dei piccoli contadini diventati cittadini non sono tutte cose che luccicano. Tina conosce la condizione di chi è emarginato in terra straniera, conosce la povertà e dopo il rientro a Udine, conosce anche il lavoro minorile a soli dodici anni. Ore interminabili in fabbrica, l'impossibilità di proseguire gli studi iniziati con profitto sono le vere trasformazioni che vive sulla sua pelle.


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È giugno e Tina è pronta a preparare di nuovo una valigia: nel 1913 raggiunge il padre in America. San Francisco è in pieno fermento ma Tina è di nuovo in fabbrica. Trova una sola distrazione: il teatro. Recita per i suoi connazionali in piccoli palcoscenici ma tanto basta per entrare in contatto con molti artisti. Conosce Robo, all'anagrafe Roubaix de l'Abrie Richey, noto pittore, e lo sposa. Los Angeles è il luogo perfetto per irrompere nelle scene del grande cinema ma solo dopo la partecipazione alle riprese di tre pellicole, Tina perde interesse perché se il viso e il corpo diventano oggetto allora perdono l'identità, la forza vitale. Ed è un prezzo che non è disposta a pagare. Allora Tina cerca ancora e trova Edward Weston, stimato fotografo, noto fino ad allora solo per il suo rifiuto dell'artefatto artistico e la ricerca del vero attraverso l'autenticità e la semplicità delle cose. Ciò ha delle ripercussioni importanti sulla composizione e la luce. Tina posa per lui e si rendono conto di avere molto in comune. Seguendo il copione di un triangolo amoroso, Tina si precipita in Messico alla ricerca del marito Robo, partito per non dover sopportare il dolore del tradimento, ma Edward segue Tina. Robo, nel frattempo, è morto di vaiolo e Tina e Edward decidono di restare. Comincia per loro una fase di sperimentazione e scoperta che li condurrà, attraversando strade condivise, sulla strada della separazione. Tina sin da bambina gioca nello studio fotografico dello zio, Pietro Modotti, da cui eredità la passione e la familiarità col mezzo.



Edward sta percorrendo i primi passi della poetica che segnerà tutto il suo percorso creativo. La ricerca della purezza e della verità sono per il fotografo l'unico scopo per costruire narrazioni autentiche di un tempo straordinario dove tutto è solo in apparenza possibile, dove la dura realtà presenta il conto soprattutto ai tanti che hanno poco. Gli anni trascorsi in Messico segnano proprio il solco di questo percorso. Tina fotografa, Tina posa per Edward, Tina e Edward frequentano i salotti degli artisti e ottengono buone commissioni. Con la sua Korona riesce a sperimentare quello che in quegli anni crea fermento: giocando con le sovraesposizioni, Tina riesce a creare effetti che lo stesso Manuel Alvarez Bravo definirà impressione di cristallo e alcune delle sue fotografie vengono identificate come estridentiste. Comincia a pubblicare i suoi lavori su riviste, le sue foto fanno parte del libro per immagini commissionato da Anita Brenner che racconta il Messico.



Dalla natura, dai fiori, l'interesse di Tina passa alle geometrie della città fino ai suoi abitanti, al popolo. Dal suo arrivo in terra messicana, Tina frequenta artisti del calibro di Diego Rivera e grazie ad alcuni di loro si avvicina alla politica. Dopo un breve soggiorno a San Francisco, Tina conosce Dorothea Lange e torna in Messico con una Graflex. Si lascia alle spalle i balli e le serate bohémien che hanno caratterizzato il suo primo periodo messicano e si dedica adesso alla ricerca del suo personale punto di vista. Fotografa molto e soprattutto volti, persone che svolgono le loro azioni quotidiane, la miseria di un paese in cui le disuguaglianze sociali non hanno tolto la dignità alle persone anche se le hanno private di tutto. La fierezza della donna che impugna la bandiera, così come la rispettabile stanchezza delle mani nodose del contadino che tiene ben saldi gli strumenti del suo lavoro rappresentano il germoglio di quello che sarà la carica emotiva e simbolica del lavoro di Tina. E poi c'è la narrazione della rivoluzione: i campesinos che leggono El Machete, gli strumenti del lavoro agricolo in primo piano con armi e cartucce, la chitarra con falce e cartucce per il fucile.


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La stessa Tina afferma che il mezzo fotografico è lo strumento più potente per raccontare il proprio tempo. E quasi a scandire il susseguirsi delle pagine della propria esistenza, Tina fotografa la macchina da scrivere del suo compagno Julio Antonio Mella. Nel rullo c'é un foglio già battuto: è il testo di uno scritto di Lev Trotzskij sul rapporto tra arte e tecnica moderna. Le simpatie di Mella per il trotzkismo così come la proposta di una spedizione nella sua terra natia cubana osteggiata però dal Comintern, decretano l'isolamento e la destituzione del militante dal Comitato Centrale del Partito Comunista Messicano. La sera del 10 gennaio 1929 Tina e Julio stanno ritornando a casa ma solo lei lo farà davvero perché i sicari del generale Gerardo Machado lo uccidono con numerosi colpi da arma da fuoco per la strada mentre cammina. La morte di Julio segna un punto di non ritorno: la militanza per Tina diventa l'unico rifugio per non perdersi.





Nonostante tutto, il 1929 è l'anno in cui fotografa e espone i suoi lavori nelle sale della Biblioteca Nazionale. Tina scrive un'introduzione alla mostra dove spiega che non è l'arte ma la buona o la cattiva fotografia a fare la differenza. La buona fotografia è quella che accetta i limiti della tecnica fotografica e utilizza ogni possibilità e caratteristica che lo strumento offre. Raccontare attraverso il mezzo fotografico il presente con valenza documentaristica, consapevole delle dinamiche sociali, culturali, storiche, economiche, assume un ruolo sociale e politico.


E proprio a causa della sua militanza, Tina viene espulsa dal Messico e deve preparare ancora una valigia con cui andrà in Europa. A Berlino conosce Lotte Jacobi nel cui studio espone le opere che è riuscita a portare con sé dal Messico. Anche la stampa si interessa ai suoi lavori ma ancora una volta è tempo di partire. Tina va a Mosca dove la attende Vittorio Vidali, uomo del Comintern inviato in Messico per disciplinare il Partito. Vittorio non è solo il suo dirigente di riferimento ma anche suo compagno nella vita. Nella capitale sovietica espone per l'ultima volta per poi dedicarsi interamente alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale. In quegli anni viaggia in Partecipa alla Guerra Civile Spagnola insieme al Comandante del Quinto Reggimento Carlos, ovvero Vittorio. Tina si fa chiamare Maria e lavora negli ospedali e fornendo assistenza ai collegamenti tra i vari reggimenti. Ha occasione di conoscere Robert Capa e Gerta Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri e molti altri combattenti illustri delle brigate internazionali.


Dopo tre anni al fronte, Maria ritorna ad essere Tina e Tina ritorna in Messico insieme a Vittorio. Sono anni difficili in cui non si respira più il fermento e la freschezza degli anni precedenti. Sbarca il lunario come può e frequenta pochi amici fidati, tenendosi lontana dalla mondanità. Quell’alone di mistero e nostalgia che tanto aveva affascinato chi le stava attorno in gioventù, adesso la sovrasta e le fa attraversare le strade avvolta da una coltre di nebbia che rende tutto poco chiaro, tutto poco autentico. Gli anni '30 stanno volgendo al termine e spirano i primi venti di guerra. La notte del 5 gennaio 1942 Tina seduta sul sedile posteriore di un taxi che la sta riportando a casa dopo aver trascorso una serata con amici. Si accascia, forse per un infarto. Il referto dell'autopsia attesta il decesso per "congestione viscerale generalizzata". Il suo corpo è rinvenuto giorni dopo sul sedile del taxi abbandonato. Il conducente giustifica il gesto come conseguenza di una reazione di panico alla morte di una persona sul suo mezzo. A confermare il riconoscimento è Vittorio Vidali. Accanto a sé non ha la sua valigia.



Letture consigliate

L. Argentieri, Tina Modotti. Fra arte e rivoluzione, Franco Angeli, 2005

P. Cacucci, Tina, Feltrinelli, 2013

T. Modotti, V. Agostinis (a cura di), Vita, arte e rivoluzione. Lettere a Edward Weston (1922-1931), Abscondita, 2008


Link dove visionare le opere https://www.moma.org/artists/4039?=undefined&page=&direction=


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